domenica 29 dicembre 2013

Condensazione e riconoscimento della forma madre



La doppia pagina di apertura dell'articolo dedicato alla lettura delle immagini che ho scritto
per IL FOTOGRAFO 256/gennaio 2014 in cui viene riassunta la griglia di analisi proposta
da Augusto Pieroni in Leggere la fotografia osservazione e analisi delle immagini fotografiche.
Il professor Augusto Pieroni in un suo volume di qualche anno fa (1), più volte citato in queste pagine, dedicato alla lettura delle immagini fotografiche, proponeva una griglia di analisi in cui tra le varie componenti si prendeva in esame la categoria da lui definita Forme. Con essa vengono definite le modalità con cui viene prodotta una fotografia e si suddivide in cinque fasi logiche fortemente interdipendenti. 
Normalmente l'approccio didattico con questa sezione nell'ambito dei corsi di approccio alla lettura delle immagini, risulta, ancorché trattata con discreta velocità, un po' noiosa per gli studenti. Questi infatti hanno la sensazione che l'elenco delle cinque fasi sia un po' sterile e tutto sommato un po' scontato. Solo l'esperienza li può portare a scoprire quanto siano fondanti gli elementi che si possono riscontrare in questa fase, tanto che la si consideri sotto il profilo della produzione, quanto sotto quello dell'analisi. La misura della sua importanza penso possa arrivare alle menti meno ottuse attraverso la lettura delle parole di Roberto Salbitani, riportate in un volume che ho letto ieri per realizzarne la recensione su IL FOTOGRAFO 257/febbraio 2013. Lo spazio consentito dalla rivista e la linea stabilità dall'Editore, non mi consentono divagazioni in questa direzione, per cui approfitto di questo spazio per riportare le parole di Salbitani. Spero possano essere di stimolo alla riflessione per molti, o almeno per chi ha voglia di mettersi elasticamente in discussione senza ancorarsi scioccamente alle parole e al loro mero portato tecnologico. 
Inoltre sottolineo che non cito queste parole come Vangelo, ma semplicemente come spunto di riflessione teorica. Altrimenti detto: non chiedo di essere d'accordo, ma nemmeno di bollare a priori quanto segue in quanto oggi si usa (o peggio IO uso) il digitale. Lo sforzo che chiedo è di analizzare le parole e comprenderne il senso per metabolizzarlo, rielaboralo e farlo proprio nella produzione e/o nella lettura delle immagini.

«Ho sempre sviluppato e stampato i miei negativi, com'è naturale mi pare (...). Il grado di controllo della tua stampa puoi deciderlo tu, se no è approssimazione o adattamento all'immagine di un altro (...). Ma la fase più importante di questo processo di condensazione presumeva la capacità di riconoscere in ripresa quei soggetti che più di altri potevano configurarsi in simboli (...) trattandosi di insiemi di cose ferme, spesso includenti elementi naturali, avevo tutto il tempo per osservarli da svariate angolazioni e circoscriverli fino a individuarne una forma madre, una forma inerente a una figura geometrica sottostante o a una sovrapposizione di figure forti anche se non sempre lasciavano trasparire una configurazione geometrica chiara, dai contorni evidenti. Successivamente in camera oscura realizzavo una stampa secondo una chiave in sintonia con le scelte già fatte. E poi c'è la selezione naturale tra le stampe più affini tra di loro. L'ultima fase del lavoro di condensazione riguardava la definitiva scelta delle immagini in ragione del loro meditato posizionamento all'interno di una sequenza fotografica» (2)




1 - Augusto Pieroni, Leggere la fotografia osservazione e analisi delle immagini fotografiche, EDUP, Roma, 2006 





2 - Roberta Valtorta, Roberto Salbitani, storia di un viaggiatore, Postcart, Roma, 2013
pag 61-62. Ripreso da Testo elaborato successivamente a un'intervista iniziata nel 2008 
e mai conclusasi di Fausto Raschiatore, a Roberto Salbitani, stampa da documento pdf dell'autore; pag.37.











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