lunedì 23 luglio 2012

Che fa un uomo in tutù rosa? Ispira i poveri di spirito


Corn, 2010, The tutù Project, www.thetutuproject.com, © Bob Carey, 2010.
Lunedì mattina. Consueto giro dell'immediato dopo colazione sui Preferiti del browser, alla voce notizie. Home page de Il Fatto Quotidiano. Un'occhiata ai titoli. C'è n'è anche uno abbastanza bizzarro da attirare l'attenzione... e riguarda anche la fotografia: Cosa fa un uomo in tutù? Aiuta la ricerca contro il cancro. Il sommarietto recita: «Il fotografo americano Bob Carey si è immortalato vestito da ballerino in molte parti del mondo, compresa l'Italia. Motivo? Far nascere un reportage - ora diventato libro - per raccogliere fondi destinati alla lotta contro il tumore al seno. Lo stesso che ha colpito sua moglie»... Ci sono almeno due cose che mi fanno rabbrividire in queste appena 232 battute spazi compresi. La prima è il riflessivo si è immortalato... figlio di immortalare, verbo tipicamente impiegato da chi sapendo nulla di fotografia ritiene di impreziosire il proprio eloquio con il suo impiego arricchendo contemporaneamente di senso profondo l'altrimenti misero atto del fotografare.
Secondo motivo di perplessità l'uso del sostantivo reportage, che mi pare decisamente fuori luogo per un progetto declinato nei termini che è dato intendere dalle già citate 232 battute spazi compresi.
In ogni caso l'estensore dello strillo in home page è riuscito ad incuriosirmi. Clicco sul titolo e mi ritrovo sulla pagina dell'articolo e scopro il titolo completo Cosa fa un uomo in tutù rosa in mezzo al deserto? Aiuta la ricerca contro il cancro. Non sto nemmeno a riassumere la vicenda perché il pezzo di Viola De Sando è breve e scritto decisamente meglio del richiamo in home page. Ognuno poi valuti  come meglio crede l'opportunità, la validità e la credibilità in termini di onestà non solo intellettuale dell'iniziativa di Bob Carey. L'aspetto su cui vorrei puntare il dito è invece l'agghiacciante pochezza dei due commenti presenti fino al momento in cui scrivo. Il primo cronologicamente sfiora (sfiora è un modo di dire) il patologico e recita: «Perfetto,lui E' UN ARTISTA,dunque affrettiamoci ad escogitare un nuovo termine adatto alla figura di LEONARDO DA VINCI.Porre sullo stesso piano questa pazza con il geniale inventore resta solamente UN INSULTO!». 
A parte il livore non controllato e non controllabile dell'autore, evidenziato dall'utilizzo dei caratteri maiuscoli, è paradossale come partendo da un'affermazione arbitraria, si arrivi a creare un parallelo ancora più arbitrario e infondato per poi concludere che si tratta di un insulto!... Ora io non ho un livello di attenzione eccezionale quando leggo qualcosa, ma il termine artista mi irrita sufficientemente da riuscirmi evidente all'interno di un testo o di un discorso, ma nel testo di Viola De Sando non mi era proprio parso di trovarne traccia... per scrupolo in ogni caso un bel Mela+F regala qualche sicurezza in più. In realtà ci sono ben due artista nella pagina, ma sono entrambi nel commento illuminato di cui sto parlando. Idem per Leonardo che compare solo nel verbo di Florence e nell'elenco dei blogger precedendo il cognome Martinelli.
Secondo, per il momento, commento firmato Carlozen: «semplicemente ridicolo, con la scusa di aiutare la ricerca sul cancro». Mancano solo tre puntini di sospensione in fondo per avere la certezza che si tratti di un commento non sul lavoro del fotografo, bensì sui sui orientamenti sessuali. E poi se la prendono con il povero Cassano... Certo due utenti non fanno media, ma fa riflettere che gli unici due che hanno passato il prefiltro redazionale, siano commenti i autori non si sono nemmeno posti il problema di affrontare il lavoro del fotografo in quanto tale, criticandolo o approvandolo, ma si sono in compenso preoccupati in forma nemmeno troppo velata di difendere una visione aprioristica di ciò che si deve o non deve fare. 
Mi viene in mente un convegno di belle speranze e poca partecipazione cui ho partecipato sabato scorso, dove ci si affannava a promuovere scambi culturali a livello fotografico verso l'Europa dell'Est, ma nessuno sembrava interessato a chiedersi se il nostro pubblico sia in grado affrontare impegni di questo tipo. 
Per quanto non riferibili direttamente alle tematiche del convegno, temo proprio che i due commenti al pezzo di Viola De Sando, possano costituire l'ennesima triste riprova circa la fondatezza della preoccupazione che ho espresso nel corso del mio intervento in sede di convegno. L'unica conclusione che mi viene in mente è una scontata citazione che preferisco lasciarvi nella sua versione originale...





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