giovedì 7 giugno 2012

E saranno felici, perché fatti di questo genere sono sempre gli stessi

Sei in macchina. L'autostrada scorre tranquilla sotto i pneumatici. La radio accesa ti regala l'illusione di poter sfuggire alla noia del percorso  abituale. La tua vita scivola tranquilla mentre la gomma si consuma sull'asfalto e il carburante si trasforma in polveri sottili, quando proprio tramite la radio  la cronaca irrompe irrompe nel guscio di metallo e ti riporta alla realtà. Lo ha fatto anche ieri sera, più o meno a metà strada tra Milano e Varese, annunciando la morte del novantunenne Ray Bradbury a Los Angeles. E subito la memoria ne ha approfittato per fare uno di quei suoi brutti  scherzi. Quelli per cui all'improvviso ti ritrovi ad avere circa dieci anni e stai con una rivista aperta in mano fervente di desiderio per quel libro la cui copertina continua a chiamarti da un quartino di pubblicità: Cronache marziane. L'immagine promette mirabilie in una voluminosa edizione Mondadori. E ti ricordi di averlo chiesto a gran voce fino ad ottenerlo da mia zia commiserevole, tra i mille dubbi bigotti di un padre e una madre che sol che la legge gliel'avesse permesso, avrebbero annichilito le gesta di Torquemada. Figuriamoci se il sospetto non poteva invaderli di fronte a qualcosa di non conosciuto e consacrato dalla tradizione. Ti ricordi di esserci rimasto un po' male perché non era l'edizione promessa dalla pubblicità, ma lo avevi letto lo stesso. E ti era rimasto scolpito nella mente. Certo la lettura dell'epoca non poteva che essere superficale, ma ugualmente avevi rozzamente intuito che potesse parlare della natura umana pur non essendo solo un autore di fantascienza. E mentre le ruote girano e la notizia si è volatilizzata nell'aria ti rendi conto di aver impiegato parecchi anni a smettere di considerare questo genere inferiore e probabilmente solo il tardivo incontro con le pagine di Philip K. Dick era stato decisivo in questo senso. Allora avevi compreso che andando alla ricerca dei sottotesti, spesso assai palesi a meno di non soffrire di qualche pesante deficit dell'attenzione, si poteva scoprire una lucidità a volte profetica rispetto all'evoluzione della nostra società e delle nostre abitudini. Farhenait 451, ricordi ancora l'avevi scoperto più tardi, all'epoca del liceo.
All'indomani della scomparsa del suo autore, ti piace davanti alla tastiera del computer ricordarne uno dei tanti passi agghiacciantemente profetici riprendendolo dalla consunta edizione col prezzo ancora in lire (1.200 per la precisione) che da più di trent'anni anni ti accompagna fedele.
L'hai letto la prima volta in quarto ginnasio, ma le tesi che espone ti sei ritrovato a doverle affrontare e studiare scientificamente in un'aula di Scienze Politiche cinque anni dopo.
I decenni successivi ti hanno, invece, regalato la possibilità di vedere tutto realizzarsi nella quotidianità.

«Per fortuna, eccentrici come lei se ne incontrano pochi. Sappiamo come correggerli fin da quando sono ancora piccini. Non puoi costruire una casa senza chiodi e legname. Se vuoi che la casa non si costruisca, fa' sparire chiodi e legname. Se non vuoi un uomo infelice per motivi politici, non presentargli mai due aspetti di un problema, o lo tormenterai; dagliene uno solo; meglio ancora, non proporgliene nessuno. Fa' che dimentichi che esiste una cosa come la guerra. Se il governo è inefficiente, appesantito dalla burocrazia e in preda al delirio fiscale, meglio tutto questo che non il fatto che il popolo abbia a lamentarsi. Pace, Montag. Offri al popolo gare che si possono vincere ricordando le parole di canzoni molto popolari, o il nome delle capitali dei vari Stati dell'Unione o la quantità di grano che l'Iowa ha prodotto l'anno passato. Riempi i loro crani di dati non combustibili, imbottiscili di "fatti" al punto che non si possano più muovere tanto son pieni, ma sicuri d'essere "veramente bene informati". Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici, perché fatti di questo genere sono sempre gli stessi. Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia e la sociologia onde possano pescar con questi ami fatti che ch'è meglio restino dove si trovano. Con mi simili pescheranno la malinconia e la tristezza. Chiunque possa far scomparire una parete TV e farla riapparire a volontà, e la maggioranza dei cittadini oggi può farlo, sarà sempre più felice di chiunque cerchi di regolo-calcolatore,misurare e chiudere in equazioni l'Universo, il quale del resto non può esserlo se non dando all'uomo la sensazione della sua piccolezza e della sua bestialità e un'immensa malinconia. Lo so perché l'ho tentato anch'io; ma al diavolo cose del genere. Per cui, attàccati ai tuoi circoli sportivi e alle tue gite, ai tuoi acrobati e ai tuoi maghi, au tuoi rompicolli, autoreattori, motoelicotteri, donne ed eroina, e ad ogni altra cosa che abbiada fare coi riflessi condizionati. Se la commedia non vale niente, se il film non sa di nulla, se la musica è sorda, punzecchiarmi col pianoforte elettronico, fragorosamente. Io crederò di rispondere alla musica, quando invece si tratta soltanto di una reazione tattile alla vibrazione. Ma che m'importa? Tanto, a me piacciono i divertimenti solidi e compatti.»*


* Ray Bradbury, Fahreneit 451, gli anni della Fenice, Oscar Fantascienza Mondadori, Milano 1975; pag.94-96.

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